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Milano, 10 gennaio 2020
Comunicato Stampa
Dal 10 gennaio in rotazione radiofonica
“LA NEVE NERA”
il nuovo singolo di
detto FERRANTE ANGUISSOLA
Tratto dall’album “A occhi aperti”
Etichetta Terzo Millennio Records
“…già vedo che cade neve nera e confido solo nei giovani di tutto il mondo per fermarla…”
“La neve nera”, trasmessa in rotazione radiofonica a partire dal 10 gennaio 2020, è una poesia in musica scritta dall’artista detto Ferrante Anguissola.
Il brano, tratto dall’album “A occhi aperti”,
richiama temi di attualità dal forte impatto, ma espressi in chiave
poetica, con eleganza, caratteristica che ripercorre l’intero album.
Ferrante lascia trasparire nel brano la saggezza di una vita vissuta e piena di esperienze e confida nelle generazioni future affinché “La neve nera” non cada più.
Con questo brano, Ferrante
ci trasporta in un’atmosfera ricca di suggestioni popolari,
sottolineate dal suono della fisarmonica, che ricorda la scena
cantautoriale italiana.
“La neve nera” è il singolo estratto dall’album “A occhi aperti”, composto da otto canzoni che raccontano storie, aneddoti, viaggi e metafore. I testi e le musiche sono di Ferrante Anguissola, esclusa “Il Dromedario e il Cammello” il cui testo è tratto dal “libro degli errori” ediz. 1964 di Gianni Rodari. La produzione artistica è di Alessandro Boriani.
Il
disco è disponibile dal 3 gennaio in tutti i webstore nella versione
digitale e con un CD a tiratura limitata acquistabile sul sito web
dell'etichetta discografica Terzo Millennio Records (www. terzomillenniorecords.com).
FERRANTE ANGUISSOLA (detto). Sinossi
Il
senso dell'amore, il rispetto degli altri, i sogni, i viaggi, la
libertà, il destino. Grandi temi in piccoli racconti dove la vocazione
lirica si mescola a una sottile ironia. Poeta e musicista, Ferrante Anguissola
ha attinto a episodi di esperienza vissuta per scivolare nelle pieghe
della memoria e sublimare i ricordi in una dimensione sospesa, in bilico
fra realtà e immaginazione.
«A diciassette anni scrivevo canzoni e inventavo storie»
racconta oggi ripensando alla sua infanzia fra Piacenza e Cremona, alla
vita contadina in un'antica cascina della Bassa dove i ritmi di
un'esistenza agricola e i colori della campagna sono stati lo scenario
di un'educazione mitteleuropea. Un nonno concertista, una madre pianista
gli hanno lasciato nelle dita i doni della musica. Ferrante non parla.
Sussurra. «Timido ma determinato», dice, si divideva fra i primi
concerti campestri, negli anni di collegio a Firenze, e una bizzarra
pratica ingegneristica che lo vedeva assemblare materiali di recupero
bellici per farne stazioni-radio di fortuna, un radio-amatore sognatore
in dialogo con l'altro lato del globo.
La
sua avventura “on the road” lo ha portato, fra i primi autostoppisti,
sulle strade d'Europa nel secondo dopoguerra. Dalla Germania distrutta
all'Olanda remota, dalla Londra bombardata agli ostelli della gioventù e
alle golette di Stoccolma, l'irrinunciabile colonna sonora dei suoi
spostamenti mixava brani di Charles Trenet e Jacques Brel con canzoni
della tradizione classica napoletana. Vestito di blu, nei ristoranti di
South Kensington, accompagnava alla chitarra i suoi primi testi abbinati
a melodie semplici e orecchiabili, parole e versi, adattamento inedito e
personale del teatro canzone. Rime, assonanze, metafore hanno
cominciato allora a intrecciarsi con la musica, coi tempi dei sonetti e
delle ballate. La canzone d'autore incontrava l'eco dei trovatori
provenzali.
L'uso
attento dei termini, l'affondo su temi amari edulcorati dalla poesia,
hanno poi distinto l'album degli esordi “Poligrafici Pensionati Trombai e
Santi”, affresco di un'umanità eccentrica e fragile, uscito alla fine
degli anni Settanta con lo pseudonimo di Asterix e ispirato alla lezione
epocale di Bob Dylan, Joan Baez o Fabrizio de André.
In
questa sua giostra dell'umana commedia, dove si muovono amanti e
girovaghi, marinai e mercanti, allegoria di stati d'animo e inganni del
cuore, Ferrante Anguissola ha nascosto messaggi di
pungente attualità che toccano, con polemica garbata, problemi
giganteschi: la solitudine, l'incomunicabilità, l'intolleranza, la paura
del diverso, l'amore negato. Oggi, a distanza di anni dal primo disco, e
dopo l'uscita nel 2018 di “Anima e Vento”, Ferrante torna, con un nuovo
album “A Occhi Aperti”, a riflettere sul valore della parola scritta per la musica e della musica scritta per la parola.
Raccogliendo
le fila di una vita, non ha smesso di cercare e di viaggiare. Non ha
scollegato le antenne del giovane radioamatore in attesa di segnali dal
futuro, non ha smesso di onorare il patto che alcuni decenni fa – quando
era un ragazzo di provincia con la passione per la musica francese e
napoletana – siglò con se stesso: non tradire le sue origini, non
dimenticare la fatica, la ricerca di giustizia e verità. Così, dopo mesi
trascorsi in studio di registrazione a caccia del verso giusto,
inesausto artigiano della canzone, Ferrante Anguissola
torna al microfono da eroe maturo, sempre elegante ma combattivo, pronto
ad affrontare nostalgie e rimpianti, ma con la stessa immutata energia
dei “suoi” anni Settanta, inevitabile dovere di un maestro della sua
età: conciliare l'eterna voglia di libertà con la coscienza profonda di
un uomo che ha vissuto.
a cura di Chiara B. Gatti
detto Ferrante Anguissola nel web
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