domenica 3 novembre 2019

Ergastolo ostativo, Csm, stragi e mandanti esterni: Nino Di Matteo intervenuto a ''Mezz'ora in più''

"Su benefici ai boss servono paletti del legislatore"
Il pm intervistato da Lucia Annunziata: "La magistratura o cambia o sarà cambiata a colpi di riforme"
di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari

Il ruolo del Consiglio superiore della magistratura, le correnti, la riforma della giustizia, la lotta alla mafia, le sentenze della Cedu e della Corte costituzionale sull'ergastolo ostativo, le inchieste sulle stragi. Sono questi alcuni degli argomenti toccati nell'intervista che Lucia Annunziata, conduttrice del programma di Rai 3 "Mezz'ora in più", ha fatto al magistrato Nino Di Matteo, recentemente eletto consigliere al Csm. Non era la prima volta che il pm interveniva su questi temi ma rispondendo alle domande ficcanti della storica giornalista ha avuto modo di spiegare ancora ulteriormente il significato di certe affermazioni che negli ultimi mesi erano state strumentalizzate dando adito ai soliti attacchi di ambienti della politica e degli organi d'informazione.
Ciò era avvenuto quando, durante la presentazione dei programmi all'Anm, parlando delle correnti aveva denunciato le degenerazioni "laddove l'appartenenza a correnti o cordate è diventata l'unica possibilità di sviluppo di carriera e di tutela in momenti di difficoltà e di pericolo. E questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso".
Oggi Di Matteo, invitato a chiarire quel pensiero, è stato estremamente chiaro: "Io non ho mai paragonato le correnti della magistratura alla mafia. Ho solo detto che se il criterio dell'appartenenza a questa o quella corrente fosse usato come l'unico decisivo ai fini di una nomina di un magistrato ciò è molto connotato anche nelle organizzazioni mafiose dove chi non appartiene a una organizzazione è visto come nemico e persona da tenere alla larga".
E poi ancora: "Io ritengo che i fatti emersi recentemente, l'inizio della scorsa estate, dell'inchiesta perugina ci devono indignare ma non ci devono sorprendere e soprattutto non ci devono piegare. Non ci devono far rassegnare a un'idea di magistratura malata. La magistratura italiana ha scritto delle pagine altissime di resistenza costituzionale, di democrazia, di libertà e di impegno civile. Purtroppo nell'ultimo periodo si era fatto spazio un certo collateralismo politico, soprattutto nell'autogoverno della magistratura, e si era fatto troppo ricorso, per decidere nomine e carriere, al criterio dell'appartenenza a una corrente. E' un criterio inaccettabile perché aggira la meritocrazia e l'autonomia e l'indipendenza della Magistratura e del singolo magistrato. Questi devono essere tutelati e l'autogoverno del Csm è il primo baluardo dell'autonomia e dell'indipendenza del singolo magistrato a prescindere dall'appartenenza del magistrato ad una corrente, ad una cordata e a prescindere dal pensiero politico del magistrato. L'autonomia e l'indipendenza dei magistrati non è un privilegio della casta dei magistrati ma una garanzia di libertà dei cittadini, soprattutto per i più deboli e soprattutto di coloro i quali hanno un pensiero diverso rispetto i governanti di turno. Sono certo che sotto la guida del presidente Mattarella il Csm saprà emendarsi dalle colpe passate. Perché sono convinto che o cambiamo noi magistratura, abbandonando per sempre quelle patologie di cui ho parlato, o ci cambiano altri, magari a colpi di riforme e ordinamenti. Temo che possa trovare spazio quella eterna voglia di parte del potere italiano di ricondurre la magistratura in un alveo diverso; di normalizzare la magistratura e renderla in qualche modo collaterale e servente rispetto ai grandi poteri politici, economici e finanziari".

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